Ho sempre avuto un pensiero particolare rispetto alle feste comandate, prestabilite. Non tanto agli anniversari, che generalmente ricordano episodi molto particolari, nel bene o nel male, ma più che altro alla serie di feste che celebrano questo o quel genere, ruolo, aspetto della vita. Non ho mai troppo sentito la necessità di celebrarle in modo particolare.

Questo perché, so che suona banale, semplicemente ritengo non abbia senso.

Non abbiamo un padre un giorno all’anno. Ce l’abbiamo per tutto il tempo in cui è vivo. Non ce l’abbiamo solo quando ci spremiamo a trovare il pensierino dolce e la foto affettuosa (magari con noi da piccoli). Ce l’abbiamo anche e soprattutto quando ci litighiamo. Quando non accettiamo passivamente le sue parole e le sue azioni, ma gli esprimiamo tutto il nostro dissenso che altro non è che il nostro essere; in quel momento gli stiamo donando la parte più vulnerabile di noi e gli stiamo dando tutta la fiducia del vederlo come la persona che può comprendere e accettare, o quantomeno provarci, la nostra personalità con tutte le fragilità della crescita.
Anzi mi correggo: non abbiamo un padre solo finché è vivo, ma finché siamo vivi noi. Perché siamo il frutto di ciò che ha detto, fatto e pensato, insieme a nostra madre, e ciò che saremo finché camperemo porterà con sé sempre le bellezze e al tempo stesso le brutture di entrambi. E ce li porteremo appresso anche se ad un certo punto della nostra vista avremo realizzato che dobbiamo allontanarci da loro e dal loro modo di pensare, per strutturarci in autonomia e per fare quello scatto in più che definisce la nostra personalità.

Non amiamo una compagna solo a San Valentino e il giorno dell’anniversario. La amiamo in ogni momento. Specie quando mi sveglio accanto a te la mattina, magari prima di te, ti guardo dormire e ti stringo più forte. E tu nel sonno rispondi all’abbraccio. E nel sonno mi dici le cose. E’ lì il momento più alto della relazione, non il giorno che ti sposi. Quello è un pro forma, ma non dà più o meno senso allo stringersi nel letto, che esso avvenga col pigiama addosso o vestiti solo del corpo dell’altro.

La donna non ha le palle solo l’otto marzo. La donna ha le palle da quando nasce a quando muore.
Ha le palle di decidere di concedersi la prima volta. Ha le palle di decidere che è pronta a qualcosa che è molto più grande di lei. Ha le palle di accettarci nella propria vita e donarsi completamente, così come ha le palle di cacciarci e fare a meno di noi se le facciamo del male. Ha le palle di restare da sola anche tutta la vita se non trova il compagno che la prenda completamente.

Potrei continuare con altre categorie ma credo che il messaggio si sia capito.

Allora il mio augurio va a tutti voi, indistintamente. Vi auguro di saper celebrare ogni giorno quello che conta nella vostra vita. Di saperlo valorizzare tanto quanto è l’amore che ci mettete dentro.