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Tag: sensazioni

Li senti i piedi?

Dopo essere stati in luoghi ormai devastati
Dove non senti i piedi, dove non batte neanche il sole
Dove devi generare un sole che se no non vedi

Penso che l’analisi di questo testo me la porterò avanti, verso per verso, probabilmente per tutta la vita.

Premessa: quando sentii questo pezzo la prima volta capii subito dentro di me che era uno dei tipici esempi in cui la musica t’arriva prima al cuore che al cervello. Esattamente come succede per l’amore. Lo senti prima nel petto che in testa.

Detto questo, cito i tre versi iniziali di questo ritornello perché sono quelli più attuali nella mia vita.

Cos’è il mondo? Siamo noi. Siamo noi che lo rendiamo animato. Noi che lo riempiamo di vitalità, che essa sia incanalata poi nel buono o nel cattivo. Che se non lo facessimo, sarebbe un posto bellissimo, rigoglioso, ma senza anima. Perfezione asettica perché nessuno la turberebbe in qualche modo.
Ma il mondo attuale è pieno di luoghi devastati. Luoghi devastati dove siamo stati. Luoghi devastati perché ci siamo stati, che altrimenti sarebbe i luoghi perfettamente asettici e asetticamente perfetti di cui sopra. Vuoi fare un esempio sotto gli occhi di tutti? Chernobyl. Quello che non capiamo, o che non vogliamo vedere cercando di distrarci in tutti i modi possibili per fare finta di vivere una vita piena e dirci di non avere tempo per fermarci a pensarci su, è che la nostra vita è una Chernobyl continua. E’ un reattore progettato male, di cui non conosciamo le specifiche, che continua ad esplodere dal momento del primo pianto a quello dell’ultimo alito che esaliamo.

In questi luoghi non vedi luce. Non senti neanche i piedi, non riesci a capire se stai camminando o sei stato spazzato via dall’onda d’urto. Fa comodo non impegnarsi a mettere i piedi a terra e cercare di capire in quale direzione ci si stia muovendo. Fa comodo dirsi di dover rimanere fermi per forza di cose; perché non c’è il sole. Oh non c’è il sole, come cazzo faccio a vedere? Me ne sto qui bello fermo, sperando di non essere smolecolato dall’esplosione nucleare, prima o poi qualcuno mi noterà e mi darà un calcio mentre me ne sto intorpidito in un angolo per vedere se ancora respiro o se dovranno portarmi via e disfarsi di me.

Troppo comodo. Troppo comodo delegare agli altri. Troppo comodo aspettare la pappa pronta, il sole che da miliardi di miliardi di chilometri ci invia quel segnale elettromagnetico che ci permettere di guardarci intorno. Il sole può spegnersi in qualsiasi momento. O possono accecarci in qualsiasi momento. O possono in qualsiasi momento chiuderci in una stanza senza finestre e senza lampadine. Ma sempre perché gliel’abbiamo lasciato fare.
Perché abbiamo rinunciato a voler essere il sole che illumina. Perché abbiamo rinunciato a generare quel sole, che se no non vedi.
E nel momento in cui rinunci ad essere quel sole, ti chiudi. Sei tu che ti stai privando della possibilità di vedere. Di vedere e analizzare, di vedere ed interiorizzare, di decidere in base alla tua situazione attuale.
Ma bisogna uscire da questa pippa mentale, da questo paravento fin troppo comodo. Altrimenti non ha senso neanche continuare a respirare. Finché restiamo ciechi, finché decidiamo di rimanere ciechi, stiamo solo sprecando ossigeno in quell’ambiente così asetticamente perfetto in cui siamo stati generati.

Sardinia mood

Lotzorai Sunset

Altro che camera anecoica, mi è bastato fare un bagno alle 20:00, in Ogliastra, con il mare calmo come un lago delle isole Lofoten, per provare certe sensazioni.

Semplicemente facendo il morto a galla, con le orecchie immerse nell’acqua e la pace della sera, per riuscire a sentire solo due rumori: uno intermittente, che era il mio respiro, ed un continuum, cupo, che era la mia circolazione sanguigna.

Una cosa che, se ci resti per quasi 5 minuti in questo stato, ti rimette in pace col mondo, ti resetta tutti i nervi e ti rende una persona migliore.

Solo la natura, il mare, l’aria e tu.

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