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Next stop

Mi ha sempre incuriosito, fin da bambino, la voce dell’annunciatrice della Metro di Roma (sia linea A che B).

Quella strana frase che di stazione in stazione ripeteva, e che suonava come in questo esempio:

Ponte Mammolo, neks sto’ Santa Maria der Soccorso.

E, quando necessario, l’aggiunta:

Raitt sai dekksit.

Perché parlo di sta cazzata?
Perché ho notato che, seppure ci stiano mettendo due anni e passa a cambiare quattro scale mobili e montare due pannelli alle pareti di Termini, in proporzione ci hanno messo infinitamente più tempo a correggere ‘sta pronuncia inglese del cazzo.

Ovvero, da quando sono ragazzino io fino a non più di due mesi fa.

Per carità, massimo rispetto per la ragazza che aveva pazientemente doppiato le 8 parole del messaggio (next stop – left side exit – right side exit / che poi in realtà sono solo 6 diverse), ma un rinnovamento era necessario.
Il problema è che si è caduti nell’errore opposto – spero – per eccesso di zelo.

Ovvero, adesso la dolce signorina che informa turisti e simili sulla loro posizione nel sottosuolo della città eterna, dice una cosa tipo:

Awwwraivn’ at Ponte Mammolo, left said ekseeet; next staa’, Santa Maria der Soccorso.

Perché “DER Soccorso” è intraducibile. Almeno quello.

Roma inaspettata

Non avrei mai pensato, in vita mia, di ritrovarmi quasi a ringraziare le strisce blu per i parcheggi che imperano in quasi tutta Roma.

Ed invece proprio quelle, nei pressi dell’isola Tiberina, mi hanno dato la possibilità di scoprire Roma da un lato diverso.

Il fatto è che avevo pagato due ore di parcheggio, di prima mattina, per un impegno che avevo. Impegno che però non mi ha preso più di mezz’ora. Che fare quindi? Tornare a casa a dormire o farsi una passeggiata?

Prima di tutto vado a fare colazione. Mi avvicino a viale Trastevere, e dopo essermi rifocillato decido di fare una passeggiata nel quartiere di Trastevere, cosa che in vita mia avevo fatto quasi esclusivamente di sera/notte.

Ecco quindi che scopro un quartiere, uno dei più antichi di Roma se non il più antico, sotto una luce diversa (letteralmente, quella del sole): un quartiere che ora, in una mattina dormigliona si sabato, sembra proprio un piccolo paesino di montagna, con le sue stradine e vicoletti, piccole piazze, case base… tutt’altro che i casermoni di cemento armato dove in genere siamo abituati a vivere. Mi stupisce la pochissima gente che c’è in giro, quasi tutti turisti; mi rendo conto che Trastevere così non l’avevo veramente mai conosciuto. E fa più che piacere, sapere che non è solo il teatro di storiche ubriacate con gli amici quel quartiere, solo venditori ambulanti e frotte di gente alla ricerca del locale giusto. E’ qualcosa di meno, in senso positivo: Trastevere è anche un posto tra i più affascinanti di Roma. Assolutamente da gustare nelle due versioni, giornaliera e serale/notturna.

Poi, tornando verso la macchina (sono ormai a metà del tempo concessomi dalla STA), dovendo ripassare per l’isola Tiberina, mi dico di scendere a visitarla ai suoi piedi, altra cosa che non avevo mai fatto; ci ero sempre passato sopra e mai alla riva del “biondo” Tevere. Scendo quindi dall’unica scalinata che c’è sull’isola, e cioé quella davanti all’entrata dell’ospedale, e anche qui scopro che a 24 anni ne ho di cose da imparare su Roma: camminare per quel lungotevere infatti, fa scoprire sia quanto è sporco il Tevere, ma anche che innegabilmente il fulcro di tutta la città. Da lì si ha quasi l’impressione di essere alla sorgente di Roma, che da lì parta tutta la città e che lì sia tutto collegato. E tutto questo nella semplicità di una passeggiata senza particolari attrazioni, con la sola caratteristica di circumnavigare l’isola. Eh si, anche perché come ho detto prima la scala è una, quindi se sei dall’altro lato dell’isola, ti conviene finire di fare il giro.

Che dire, Roma c’hai sempre qualcosa da insegnacce.

Gli odori della città

… è stato bellissimo, ieri sera, guidando nella periferia di Roma, con i finestrini spalancati, riuscire a sentire di nuovo gli odori dei prati e della città… e non solo l’odore del gasolio che sento 11 mesi all’anno…

anche se so che tra breve torneranno quegli odoracci e bisognerà stare rinchiusi in macchina coi finestrini chiusi come sardine, mi godo gli ultimi momenti di “Roma calma” che posso…