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Breve racconto del 12 novembre.

Spero abbiate la voglia di perdere 5 minuti a leggerlo.

Non mi soffermerò su Berlusca si / Berlusca no, vorrei solo rendervi partecipi di come lo stato, nei suoi rappresentanti, tratta il popolo.

Arrivo con 3 amici e bandiera tricolore verso le 22 al Quirinale, e per la verità la piazza è già mezza vuota, e c’è Gabriele Paolini che fa da mattatore tra foto e pipponi attaccati a chi lo ascolta.
Ma il clima è festoso, si ride, si scherza, si fa qualche coro, la situazione è molto rilassata.

Dopo 30-40 minuti decidiamo di raggiungere Palazzo Grazioli, ed infatti il grosso della folla si è concentrato lì.
Stessa situazione, solo un po’ più accalcati, ma si va avanti tra cori, qualche intervista, foto, sbandierate. Tutti sono tranquilli e felici, e non c’è nessun cenno di tensione. La strada, come la logica impone, è chiusa al traffico… e a piazza Venezia non ci sono particolari ingorghi; segno che il traffico riesce più o meno agilmente a svicolare per altre vie.

Ma verso le 23:30, il colpo di genio degli addetti alla sicurezza della nostra città: via del Plebiscito riapre al traffico incurante del fatto che (a occhio), ci saranno circa 2000 persone che stanno dimostrando davanti Palazzo Grazioli, pacificamente ma soprattutto ALLEGRAMENTE.

La riapertura è corredata da un ovvio cordone di Carabinieri che comincia a pressare la gente, cercando di farla indietreggiare. Ci sediamo a terra, tutti con le mani alzate e senza atteggiamenti violenti. Dopo solo qualche minuti però, dico la verità non ho visto com’è cominciata la cosa, ma quello che ho visto è che 1-2 Carabinieri hanno cominciato a dare delle manganellate alle persone in prima fila; ovvio che la gente si è alzata e ha cercato di farli smettere… per fortuna tutto sembra essersi poi risolto per il meglio, con la gente ai lati della strada e autobus, taxi, motorini che passano tra le due “rive”.
Dopodiché, in un momento di minor traffico, i dimostranti si sono riversati per la carreggiata: dopo qualche minuto e qualche scambio di battute con i poliziotti dietro le transenne, siamo usciti dal corteo per tornare verso l’auto e quindi casa.

A piazza Venezia, però, anche se sapevo già la risposta, ho voluto chiedere ad una squadra di 6-7 vigili urbani il perché della riapertura al traffico. Se avessero mantenuto la chiusura realisticamente non più di altre due ore, la gente sarebbe defluita spontaneamente.
La risposta è stata ovvia: “ordini del questore”, a cui ho ribattuto dicendogli che me lo aspettavo, e chiedendogli come il questore di una città come Roma possa davvero usare così poco la logica, mandando autobus, taxi, moto, auto private in mezzo a una folla, a questo punto agitata anche dalle colluttazioni con i Carabinieri, con tutti i pericoli che ne conseguono. E’ disarmante come si possa dare un ordine del genere in quella situazione, ma tant’è.

Quello che rimane, ogni volta, è l’amarezza per come è andata, per come le nostre istituzioni sappiano sempre “buttarla in caciara”, o se vogliamo dirla diplomaticamente “come possano essere così poco lungimiranti”.

Una ronda non fa primavera

Vorrei fare, da cittadino semplice, un’analisi semplice del discorso ronde.

  1. Prima incongruenza. Parto da una cosa semplice. Se io pago le tasse, tra le tante cose, anche perché lo stato controlli e mi protegga, perché dovrei uscire in strada per fare le ronde e proteggermi da solo (rischiando, in quanto non armato, di trovarmi in situazioni che non so/posso fronteggiare)?
  2. Seconda incongruenza. L’attuale governo ha fatto dell’incremento della sicurezza forse il cardine più forte della sua campagna elettorale. Tale governo dovrebbe potermi assicurare la sicurezza, visto che l’ha promessa. Invece mi dice “mi hai eletto, grazie, ora esci per strada e difenditi.” (Leggi: “sono arrivato dove volevo sfruttandoti, ora puoi anche andare affanculo”).
  3. Terza incongruenza. In quanto non armati (e giustamente, non essendo forze dell’ordine) ma dovendo svolgere attività quasi di polizia, i componenti delle ronde sono potenzialmente sempre a rischio nel mettersi contro situazioni pericolose, in cui i criminali potrebbero essere armati a piacimento. Quindi le forze dell’ordine dovrebbero stare comunque con la pulce nell’orecchio, pronti ad andare a salvare i rondisti.
  4. Quarta incongruenza. Prendo spunto da quanto ho sentito pochi minuti fa dal sempre pungente Gianni Ippoliti. “I criminali non sono scemi: si sono già provvisti di pettorine e sono vestiti da ronda.”
  5. Quinta incongruenza. I componenti delle ronde, devo essere apartitici. Ora, qualcuno mi vuole spiegare quale padre di famiglia che deve mantenere moglie e figli, andrebbe a rischiare di notte di essere magari accoltellato?

Poi mi chiedo anche, seguendo “L’arena” su RaiUno, a chi ha fatto favori Paola Ferrari, per stare in fascia di massima audience a parlare di politica quando fa la giornalista sportiva.

Siete tutti invitati a commentare e a portare le vostre ragioni. Intavoliamo un discorso civile così capiamo meglio tutti se queste ronde possono essere davvero utili.

A mio avviso, tutta la gente che è d’accordo col fatto che la sicurezza in Italia deve essere aumentata (realmente, non come dicono sempre i politici la “sicurezza percepita”), invece di mettersi in strada a fare le ronde, dovrebbe andare a manifestare (leggi: farsi sentire decisamente) sotto al ministero dell’interno, a chiedere che i soldi che noi diamo allo stato siano investiti anche in polizia, carabinieri ed educazione civica (si, perché l’italiano, di indole, ha dell’incivile); e non in progetti lunghi 10-20 anni di fantomatiche centrali nucleari. Dove sappiamo tutti che i fondi destinati a procedure di controllo e messa in sicurezza andrebbe a finire in ben altre tasche, pardon progetti.

Ma di questo forse parlerò un’altra volta.