Ah mamma mia ragazzi. Questi giorni sono stati abbastanza intensi.
Chiaramente tutto parte da domenica notte, sappiamo tutti quello che è successo. A Roma tutto trema, ma niente più di quello. Solo che trema un bel po’, quindi è facile immaginare che non è qualcosa di ordinario. Prima di due ore in televisione non si saprà cosa è successo, preferiscono continuare a passare il solito Marzullo. Contenti loro.
Ovviamente dalla mattina tutto appare più chiaro: l’epicentro a L’Aquila, le case distrutte, e tutto quello che ne consegue. Uno dei pochi media che hanno diffuso notizie (da domenica notte in diretta senza sosta per praticamente due giorni) è stato RadioRock. Da cui viene organizzata una raccolta di cose utili, di prima necessità, da spedire in Abbruzzo. L’appuntamento è per il giorno dopo, martedì 7 aprile, davanti la sede di RadioRock sia per chi vuole portare le cose da spedire, sia per chi le vuole portare in Abbruzzo. L’idea iniziale era di mandare 2-3 camion.
Arriva martedì. Almeno per me giornata impegnativa anche perché, col pensiero all’Abbruzzo e alla gente che sta caricando i camion a Portonaccio: ma in tutto questo c’è da fare all’università, Jean Baptiste Fourier vuole la mia testa ed abbiamo un conto in sospeso. Già dalla mattina si capisce che in realtà l’iniziativa si è allargata (anche grazie al tam-tam del giorno prima, tramite Facebook o il semplice passaparola). Si capisce perché sembra già che servano una decina di camion per caricare tutta la roba arrivata a RadioRock.
Il pomeriggio passa più o meno indenne, tra coefficienti e cappucci, e a quel punto invece di tornare a casa decido di fare un salto a RadioRock per vedere se posso almeno dare un piccolo contributo. Arrivato lì vedo una montagna di scatole e di persone davanti l’entrata e nell’atrio della radio; sono arrivato in un momento di “pausa”, per modo di dire, visto che la pausa è dovuta al fatto che è appena partito un camion e si aspetta l’arrivo di un altro. Appena arriva il nuovo camion, che se non sbaglio era proprio quello che l’esercito ha messo a disposizione, si riformano le due catene umane per trasportare gli scatoloni, l’acqua, lo scatolame fino al camion; finalmente riesco a rendermi utile. Ma questo non conta niente, la cosa che conta è un’altra: è vedere che centinaia di persone, come me, si sono messe chi in fila a fare catena, chi sul camion a sistemare la roba, chi nell’atrio della radio a mandare fuori i pacchi giusti da caricare. E nel frattempo incursioni dei vari DJ e relative DJesse di RadioRock che oltre a dare concretamente una mano contribuivano a tenere alto il morale della truppa.
Il camion dei militari sembra avere una capienza infinita, viene caricato di tutto. Acqua, cibo, vestiti, saponi, coperte, mutande. Tutto accuratamente stipato. Una volta carico il camion viene ricoperto col suo telone verde e libera il posto nella viuzza per altri camion. Anche qui prima si scarica un furgone (ricordo che è di una qualche gruppo di ciclisti) che, credetemi, per poco non toccava terra da quanto era carico. Altra catena per scaricare e organizzare la roba, e subito dopo un nuovo furgone pronto a partire per l’Abbruzzo.
A questo punto devo andare via, sono stato appena un’ora e mezza (mea culpa, mea culpa, sarei voluto stare lì tutta la giornata!) ma ho il cuore e gli occhi pieni di gioia e di felicità per quello che ho visto e in piccolissima parte ho contribuito a fare. Felicità che aumenta quando vengo a sapere che i camion partiti per L’Aquila e dintorni sono in tutto 31.
Si, 31.
Da 3 a 31. Dieci volte di più del previsto. Penso che basti questo, non serva commentare tale dato. Trentuno camion che oggi, mercoledì 8 aprile, sono partiti, arrivati, sono stati smistati a seconda di dove c’era bisogno. Ed ora, mentre scrivo, la diretta in cui si raccoglievano le impressioni e le sensazioni di chi ha fatto questo viaggio; e si continua a dare informazioni sui punti di raccolta in giro per Roma e provincia.
Grazie, RadioRock. Sono due giorni che dite che siamo noi a dover essere ringraziati, ma non posso fare a meno come gli altri che hanno lavorato almeno un po’ con voi, di ringraziarvi per tutto quello che avete creato. Che se non ho capito male, è partito da Marcello Caponi (fustigatemi se sbaglio!).
Finisco con una battuta, per quanto banale e scontata: Prince Faster è molto più bello dal vivo che in foto, lasciatevelo dire. E pure più secco.
NOTA BENE: RADIOROCK NON HA RACCOLTO E NON STA RACCOGLIENDO, TUTT’ORA, DENARO. SE QUALCUNO VE LO CHIEDE A NOME LORO, PRENDETE LE CONTROMISURE NECESSARIE (offese, segnalazioni, ecc).