01.29
In politica e sociale | Tags: futuro, gioventù, Italia, ragazzo italiano, situazione politica, situazione sociale
E’ normale che a vent’anni (o qualcosina di più) uno si chieda seriamente cosa vuole diventare, cosa si prefigge di fare negli anni più vicini a venire.
E allora il ragazzo italiano, come tutti o quasi i suoi coetanei in giro per il mondo, si mette a guardare fuori dalla finestra: guarda che cosa fanno gli altri coetanei; guarda cosa fanno quelli più grandi di lui; guarda come si comportano quelli più piccoli di lui. Quindi qualche neurone si mette in funzione e si mette a produrre. E produce un pensiero ovviamente, che viene esternato dal ragazzo con sentimenti, stati d’animo e aspettative solo per dirne qualcuna.
E cosa prova il ragazzo italiano dopo questo processo? Il ragazzo italiano trova che intorno a lui ci sia una situazione quantomeno complicata. Vede che c’è qualcosa che palesemente non va in Italia, vede che a volte si sente diverso da tutti gli amici. Vede che c’è tutta una dinamica diabolica per la quale CHI un tempo era disprezzato per ciò che faceva (e cioè prevaricare gli altri, traendone profitto e cercando di accentuare il più possibile tale dinamica) oggi non dico che viene osannato, ma comunque si trova al governo, DECIDE PER LUI (il ragazzo) ma a LUI non fa arrivare niente di positivo da tutto questo.
Parliamo chiaro: il Presidente del Consiglio di turno, non fa altro che cercare di mettersi d’accordo con tutti gli altri (altrimenti lo tolgono dalla poltrona – diamine, siamo in democrazia) e tutti quanti insieme si spartiscono la torta che è stata preparata col sudore della fronte dal popolo. Ah si il popolo, quello che in Italia è sovrano. Quello che lavora perché giustamente l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Bravo popolo. Si attiene al regolamento. Il popolo. Perché quelli di cui il ragazzo italiano parlava prima, non fanno parte del popolo, loro il popolo lo amministrano. Loro la famiglia ce l’hanno nella contea di Ceppaloni o Arcore di turno. Non ce l’hanno ai bordi del G.R.A. a Roma.
Detta così sembra quasi che sia colpa del popolo, povero stronzo. Il popolo (in cui il ragazzo italiano deve cominciare a prendersi delle responsabilità serie), quello stupido ridicolo popolino che non riesce mai a farsi venire un’idea per essere vincente, un’idea che gli faccia fare il balzo di qualità. Il popolo italiano, che da devoto qual’è per trasmissione genetica non smette mai di lavorare perché così dice la costituzione.
Ma fa bene lavorare? E’ utile lavorare? O meglio, è utile lavorare in Italia oggi?
Il ragazzo italiano pensa di no. In realtà non è che lo pensa, lo sente sulla pelle. Il ragazzo italiano comincia ad accorgersi che lavorare in Italia non è più proficuo. Non lo è mai stato molto, ma oggi meno che mai. Il ragazzo italiano vede che stare staccato dalla famiglia perché i suoi vari componenti devono lavorare, non gli porta profitto. Non lo porta neanche ai suoi amici, sai, almeno avrebbe avuto la consolazione di aver fatto qualcosa per gli altri. Lavorare oggi in Italia non porta proprio profitto a nessuno. Che faccia parte del popolo.
Perché di quelli che abbiamo citato prima, quelli che dal popolo sono scappati appena hanno capito che aria tirava, invece godono del lavoro del ragazzo italiano e dei suoi pari grado. Ne godono ma non sono riconoscenti. E’ un orgasmo a senso unico. Uno dei due partner pensa solo alla sua soddisfazione, e una volta raggiunta, lascia l’altro insoddisfatto ma soprattutto stanco.
Adesso sfido chiunque a dire che avere un partner del genere è bello.
Solo il popolo italiano ne è convinto. Solo il popolo italiano è così stupido (attenzione, non masochista; in quel caso ne goderebbe) da tenersi accanto un compagno così, in un epoca in cui il divorzio sembra la soluzione di tutti mali.
L’italiano ha questo grande difetto: quando gli regalano un giocattolo, lo tiene tutto per se, non pensa a cosa si potrebbe fare condividendolo con gli altri. Stesso discorso vale per il divorzio. L’italiano è contento di avere la possibilità, un giorno, se vuole un/a compagno/a migliore, di divorziarsi e accaparrarsi il meglio sulla piazza. E ne fa uso e abuso di questo. E lascia eventuali figli (marmocchietti del cazzo, sempre a mangiare e lamentarsi…) con un destino che ha un punto interrogativo grosso più o meno quanto Piazza S. Pietro.
Ma all’italiano, che finalmente ha usato il suo giocattolino ed è contento che abbia funzionato alla perfezione, non va ancora tutto bene; c’è quel sassolino nella scarpa del governo che gli toglie il pane dai denti, che ancora non va via. Ma non pensa che anche il governo se l’è scelto come un compagno di vita. E’ il popolo che ha cercato di convincere il partito a suon di voti a stargli vicino; ma allo stesso popolo, non viene mica in mente che quando questo compagno gigante diventa scomodo può cercare di liquidarlo divorziandone. Non capisco per quale cazzo di motivo, ma questo al popolo italiano non viene proprio in mente. Potrebbe liquidare chi gli sta accanto, e gli strappa la vita e ciò per cui è fatta, in un attimo, e invece continua a sorbirsi questo compagno scomodo, cattivo e bravo solo a fare finta che tutto vada bene.
L’operaio italiano continua a morire nella fabbrica, il coltivatore italiano continua a svendere il suo prodotto e ad arrangiarsi sempre di più, l’impiegato continua semplicemente a lucidare le scarpe del padrone a richiesta (a volte anche senza richiesta, così tanto per farsi apprezzare un po’ di più).
Per carità, il messaggio non è quello che la meritocrazia è sbagliata, anzi: è proprio questo il principio sul quale il ragazzo italiano si incazza. Perché è vero che chi merita ha diritto a una remunerazione più alta, ma in Italia il popolo italiano fa tutto il contrario!!! Dà maggiore gratificazioni (soldini, amici miei) a chi meno se lo merita. Si potrebbe dire che l’Italia è l’azienda che applica la peggiore politica di marketing dell’universo. E come abbiamo visto già tante volte (io non ho detto Parmalat), le aziende che applicano una politica di marketing sbagliata vanno in una sola e ben chiara direzione: la bancarotta, il fallimento.
E io a ritrovarmi con le pezze al culo non ci voglio stare. Io non voglio fare parte di un sistema che già so che collasserà (i motivi sopra sono solo alcuni, pochini pochini). Sarebbe da stupidi e non voglio fare la fine del popolo italiano. Se il popolo italiano riuscirà a fare ciò che spero, e io tenterò in tutti i modi di farcelo riuscire, sarò ben contento di stare nel mio paese natale. Ma se nel mio paese natale l’unica convinzione (forte, peraltro) è che un giorno le cose si rimetteranno a posto le cose da sole, beh non so proprio quanto mi ci posso rispecchiare in questo ragionamento. Non so proprio quanto sarò disposto a pagare con i miei anni l’attesa vana che vivere in Italia abbia un senso. Perché ad oggi non ce l’ha un senso vivere qui.
Ah, un’ultima cosa mi freme di dire: chi cerca di prevaricare gli altri, fa una cosa ignobile, è una sua scelta, se ne è veramente convinto che la porti avanti. MA NON LO FACCIA CON CHI NON SI PUO’ DIFENDERE. NON LO FACCIA CON CHI STA MALE. Chi sta male deve avere la possibilità di difendersi, e lo può fare solo curandosi. Se è una cosa ignobile rubare e farsi ricchi sulle spalle degli altri, farsi ricchi togliendo risorse alla sanità e obbligare un povero cristo a rasentare la morte per affermare un suo diritto sacrosanto, è una cosa più che satanica. E’ una cosa che va contro la logica stessa di sopravvivenza di chi la mette in atto. Ammazzare (quando non ce n’è necessità – ergo per nutrirsi) per avere solamente la pancia ancora più piena di quella che già è, è una cosa veramente da esseri insulsi, che non meritano la vita stessa.

6 Responses.
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Lavorare per arricchirsi?
Perchè oltre a tutti i vari problemi etici, morali o sociali, stiamo mirando a questo.
Lavorare per arricchirsi.
Beh, non mi metterò qui a disquisire con paroloni o concetti che meriterebbero questo (e molto altro) spazio e una quantità maggiore di attenzioni rispetto a quelle che ho la possibilità di dare.
Tempo, è quello che mi manca, ma il tempo è un concetto quasi astratto, per l’inesorabilità e la precisione con cui scorre, quindi no, non è il tempo, ma l’ottimizzazione dello stesso.
Resta il fato che ne ho pochissimo perchè devo scappare (a lavorare).
Ma no, non servirà per arricchirmi.
In Italia, oggi, occorre far lavorare per arricchirsi, e a volte non basta.
Occorre far lavorare per avere dei guadagni e vedere giustamente retributi i propri sforzi, spesso rasentando i limiti della legalità, cercando e trovando (perchè è la legge stessa ad offrirle) scappatoie di onestà morale, etica o sociale dubbia.
Non che condivida, anzi.
Ma allora qual’è la chiave?
Qual’è la soluzione?
Il nord Europa? L’oltremanica? L’oltreoceano?
L’australia?
Ho ottimi motivi per bocciare ognuna di queste soluzioni. Amo la morfologia di questo paese, e per quanto i fiordi norvegesi possano attrarmi, probabilmente il problema è che non trovo ancora un motivo chiave che mi porti a bocciare lo Stivale.
Questo stivale che vive giorni bui, questi giorni bui che in realtà sono anni, e non facciamo finta di accorgerci che la politica va male solo da qualche giorno.
Berlusconi o Prodi?
No, non è davvero questo il problema.
Meditate, gente… meditate
Per il resto, buona strada a te, Daniele e a tutti voi!
Non credo che il succo di Daniele (conoscendolo un pochino) sia quello di lavorare per arricchirsi.
E’ vero che in Italia pensiamo a noi stessi, alla nostra pancia e basta,
sentendoci soddisfatti se una volta ogni tanto ci ricordaimo di aiutare il prossimo.
Continuando così, la nazione tutta, sta facendo una figura di merda
con tutto il Mondo..ma il popolo italiano non si sveglia..e allora diventa normale se
quel ragazzo troppo spesso nominato nell’intervento, prendesse un giorno
e decidesse di costruirsi u nfuturo all’estero…
Ma mi domando: perhcè io italiano devo costruire il mio futuro all’estero????
Bella
Per prima cosa ti faccio i complimenti per quello che hai scritto! Sai bene come la penso politicamente ma per molte cose la penso come te! Sinceramente non ho una soluzione pacifica a tutti i probemi di questa povera italia, distrutta da TUTTI i poitici che guadagnano cifre immense a discapito di chi non arriva alla fine del mese! Cmq spero vivamente che qualcosa cambi al più presto, o le soluzioni pacifiche diventeranno un ricordo del passato…
beh, daniè, che dire… la mia risposta la conosci, come ormai la conoscono tutti… secondo me devi fare esperienza…non tu nello specifico, ma in generale.
è bene fare esperienza, all’estero, in italia, dove vuoi.
la cosa che “purtroppo” fa figo è che se provi ad iniziare a lavorare in italia, ti prendono a pesci in faccia (non è sempre vero, ma per la maggior parte delle persone che vogliono fare il nostro lavoro si); se invece ti fai esperienza all’estero e poi torni, sei “quello che ha fatto esperienza all’estero”!
sempre perchè tutti pensano che “all’estero” si fanno meglio le cose!
ma non si rendono conto che all’estero, siamo sempre NOI a fare le stesse cose che facciamo anche in Italia, con la differenza che “chi paga e da lavoro” all’estero, lo fa per quello che uno vale e investono in questo, con risultati evidenti, mentre in Italia…..beh, in Italia “magnamo, bevemo e rottamo!”
bella daniè, e in culo alla balena per tutto!
ps: se vedemo per pasqua
thanks much, man