L’infanzia di chi come è nato maschio a metà degli anni ’80, ma anche prima, è stata indissolubilmente legata ai Lego. I “mattoncini” (che poi nel 90% dei casi mattoncini veri e propri non sono, ma anzi hanno le forme più disparate) di plastica che portavano ogni bambino che avesse la fortuna di possederne almeno qualche decina di pezzi a volare con la fantasia, tentare incastri ed equilibri assolutamente improbabili, a creare forme e funzioni del tutto nuove, o se eri leggermente più piccolo, semplicemente portavano te verso l’ostruzione delle vie aeree e i tuoi verso l’infarto.

Per quanto mi riguarda, ero abbastanza malato per i Lego (e in realtà lo sarei tuttora). Ma non mi interessava avere i soggetti finiti e precisi a quelli del catalogo. Forse un paio li ho costruiti e tenuti così. Tutto il resto erano pezzi misti, scompagnati; qualche volta mi portavano anche qualche scatola di scarpe piena dei pezzi più disparati.
Quindi la cosa che mi piaceva di più era tirare fuori qualcosa di concreto da quel miscuglio. Poi quasi sempre rismontare tutto e il giorno dopo tirarci fuori qualcos’altro.

Sicuramente quell’estro un po’ l’ho perso.

I Lego sono una grande metafora.
Sono le esperienze che sommi e metti insieme per non fare il prossimo sbaglio; sono le emozioni che si legano e ti fanno uscire la voce o te la spezzano; sono le persone con cui leghi, e sono al tempo stesso gli aneddoti che ti legano a quelle persone. Le tante cose diverse che fai e che incontri ogni giorno, la delusione di non trovare quel pezzo che ti permette di finire la base della tua costruzione, o la gioia di trovare la manopola con i contatti che comanda il motore elettrico del tuo gioco.
O la faccia tosta di rubare, all’asilo, quello slope rosso da 3 che non avresti mai più incontrato durante la tua vita. E che ti ha permesso di portare a compimento qualcosa di speciale.

La morale è che se il pezzo che ti manca ancora non ce l’hai, se tu che te lo devi procurare, non si materializzerà qui per caso. E i mattoncini devi usarli e costruirci qualcosa, altrimenti te li dimentichi sul pavimento, e quando ci cammini sopra scalzo sono bestemmie.