chamito's blog

Pensieri, parole, opere e omissioni

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Category: amicizia (page 1 of 2)

#30daysredux

Mi sono reso conto, come tanti, della violenza con cui i social network sono entrati nella mia quotidianità. In maniera ammorbante, non mi vergogno a dirlo. Controllo spasmodico delle notifiche, refresh compulsivo della timeline, che sia di Instagram, Facebook, Twitter non fa differenza.

Non mi sento uno di quelli che deve condividere per forza ogni momento della giornata, dal KAFFEEEEEEE’!! alla BUONANOTTE A TUTTI I MIEI CONTATTI. Anche perché non ho ancora 50 anni quindi non ne avrei neanche il diritto. Su Instagram condivido soprattutto momenti particolari o curiosi, o significativi. Su Facebook per lo più canzoni, a volte per cercare di far conoscere al popolino qualche chicca, altre volte per comunicare emozioni che a parole sarei una frana ad esprimere.

Ma se da una parte l’aspetto di semplice condivisione di qualcosa con gli altri può anche suonare bello, l’altra faccia della medaglia comincia a non piacermi più. Mi rendo conto, ancor più in particolari periodi, di quanto sia deleterio avere la possibilità di stare a controllare tutto e tutti. E quanto, quando quel feed manca, la frustrazione si amplifichi.

Mi ha incuriosito l’iniziativa di un mio contatto su Instagram, chiamata #30daysdetox. 30 giorni in cui questa persona si è fatta cambiare le password dei vari social network, ha cancellato le app dal telefono. 30 giorni in cui produttività ed interesse per le persone, quelle reali, sono aumentati.
Ora, onestamente, io già so che non sarei in grado di approcciarmi in questo modo così brutale. E quindi più che un #30daysdetox voglio provare a fare un #30daysredux. Un periodo, definito di 30 giorni solo per rispettare l’hashtag, ma che di fatto spero si allunghi a tempo indeterminato, in cui cercherò di non passare il mio tempo libero a refreshare le timelines. La possibilità di AVERE premendo un solo tasto ha fatto morire la voglia di CERCARE, che invece voglio ritrovare. Voglio tornare parte attiva dei miei interessi, e non recettore passivo degli interessi degli altri.

Motivo per cui lo scrivo qui, sul vecchio blog, su cui ormai sono arrivato a postare si e no una cosa all’anno. Modo di scrivere e di esternare nato prima dei social network e secondo me assai più autentico. La versione digitale delle conversazioni: non più limitate alla cerchia di amici con cui esci, ma allargate a chiunque voglia; ma sempre iniziate da me, e non subite da me.

E per questo, essendo di fatto quasi un nativo digitale, se avrò qualcosa da condividere lo farò qui. In automatico i post verranno condivisi anche su Facebook e Twitter, ma la loro origine sarà questa, la casa in cui i pensieri troveranno posto rimarrà questa.
Sono sicuro che ne trarrò giovamento, nella peggiore delle ipotesi avrò un sacco di tempo libero da impiegare creativamente.

Change your f****ng mind

I mattoncini

L’infanzia di chi come è nato maschio a metà degli anni ’80, ma anche prima, è stata indissolubilmente legata ai Lego. I “mattoncini” (che poi nel 90% dei casi mattoncini veri e propri non sono, ma anzi hanno le forme più disparate) di plastica che portavano ogni bambino che avesse la fortuna di possederne almeno qualche decina di pezzi a volare con la fantasia, tentare incastri ed equilibri assolutamente improbabili, a creare forme e funzioni del tutto nuove, o se eri leggermente più piccolo, semplicemente portavano te verso l’ostruzione delle vie aeree e i tuoi verso l’infarto.

Per quanto mi riguarda, ero abbastanza malato per i Lego (e in realtà lo sarei tuttora). Ma non mi interessava avere i soggetti finiti e precisi a quelli del catalogo. Forse un paio li ho costruiti e tenuti così. Tutto il resto erano pezzi misti, scompagnati; qualche volta mi portavano anche qualche scatola di scarpe piena dei pezzi più disparati.
Quindi la cosa che mi piaceva di più era tirare fuori qualcosa di concreto da quel miscuglio. Poi quasi sempre rismontare tutto e il giorno dopo tirarci fuori qualcos’altro.

Sicuramente quell’estro un po’ l’ho perso.

I Lego sono una grande metafora.
Sono le esperienze che sommi e metti insieme per non fare il prossimo sbaglio; sono le emozioni che si legano e ti fanno uscire la voce o te la spezzano; sono le persone con cui leghi, e sono al tempo stesso gli aneddoti che ti legano a quelle persone. Le tante cose diverse che fai e che incontri ogni giorno, la delusione di non trovare quel pezzo che ti permette di finire la base della tua costruzione, o la gioia di trovare la manopola con i contatti che comanda il motore elettrico del tuo gioco.
O la faccia tosta di rubare, all’asilo, quello slope rosso da 3 che non avresti mai più incontrato durante la tua vita. E che ti ha permesso di portare a compimento qualcosa di speciale.

La morale è che se il pezzo che ti manca ancora non ce l’hai, se tu che te lo devi procurare, non si materializzerà qui per caso. E i mattoncini devi usarli e costruirci qualcosa, altrimenti te li dimentichi sul pavimento, e quando ci cammini sopra scalzo sono bestemmie.

A te, e a me.

E’ innegabile che le cose, nella vita, accadano ciclicamente. Come per me scrivere su questo blog, passa magari un anno ma poi ritorno a scriverci prima o dopo.

Sarà anche la spinta di un cambiamento in arrivo, ma sono in uno di quei periodi in cui mi metto a riconsiderare un po’ tutto, anche ciò che ritengo più saldo e necessario nella mia vita.

Però c’è una novità: non affronto questa messa in discussione come in passato, con ansia o paura. Con mio grande stupore la sto affrontando serenamente, rendendomi conto che non tutto dura per sempre, e che non è detto che finisca; come in questo caso semplicemente una situazione evolve.
Anzi, proprio in questi giorni in cui sto per cambiare le mie abitudini, apprezzo di più i cambiamenti nelle situazioni che vivo e partecipo attivamente al cambiamento.

L’altra cosa che ho realizzato, è che è inutile incaponirsi. Va bene sperare che una situazione torni su certi binari, certi ritmi, che si ripresentino determinate dinamiche. Ma come quando vieni lasciato… un mese, due mesi puoi stare lì convinto che tornerà da te, ma poi devi fartene una ragione e guardare altrove.
Non tornerà da te, sta a scopà co un altro, e se non cambi strada rimani da solo.
E’ difficile, non solo Dio ma tutti sappiamo quanto è difficile, ma è così che funziona.

Hai avuto i momenti belli; hai avuto i momenti al top. Hai avuto i momenti morti, ed anche i momenti di scontro. Hai avuto i silenzi; hai avuto le discussioni. E poi a un certo punto hai avuto l’indifferenza. Ed è lì, nella situazione apparentemente più neutrale, che senti bruciare la pelle per schiaffi che non ti eri neanche accorto di aver ricevuto.
Non ti resta che accarezzarti la guancia in cerca di un po’ di sollievo, guardare la direzione da dove gli schiaffi sono arrivati; renderti conto che devi uscire dal torpore per il quale non hai sentito i ceffoni arrivare.

E a quel punto devi cambiare direzione, risvegliando tutti i tuoi sensi e quei ragionamenti che ormai si erano atrofizzati. E devi andare, che è la cosa più importante.
Se non ti muovi la vista non cambia, il meglio non lo scorgi.

Io spero che questo cambio di direzione mi porti a vedere e conoscere cose nuove, con la consapevolezza che ho acquisito fino ad ora, ma con la mente vergine come se avessi ancora tutto da imparare. Solo allora mi sentirò veramente realizzato come in questo momento in cui ho riconosciuto una maturazione e ne ho preso atto.

Che tu possa avere, sempre, il vento in poppa, e che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle.

A te, e a me.

La passeggiata del Giappone

I viaggi.

Io i viaggi li sottovaluto sempre troppo.
Ho passato per tipo 15 anni le vacanze sempre nello stesso posto, sempre con le stesse persone: che in alcuni casi sono state preziose e lo sono tuttora.
Neanche mi lamento del posto, la Sardegna è un cazzo di paradiso.

A posteriori però penso anche che sarebbe stato ottimo avere 20 anni per almeno una decina d’anni, in modo da poter essere abbastanza grande da poter viaggiare da solo e abbastanza fresco da poter assimilare tante idee e tante sensazioni in giro per il mondo. E tante persone.

Purtroppo in Italia siamo un po’ rincoglioniti e ci svegliamo sempre tardi. Ma nello svegliarti, soprattutto se non sei proprio ragazzino, ti puoi accorgere di cose che sicuramente a 20 anni non avresti colto.
Ad esempio ti accorgi che puoi viaggiare spostandoti anche solo di pochi metri, intorno a un parco. Intorno al parco del laghetto dell’Eur precisamente.
E anche se a trent’anni è la prima volta che ci vai ti sembra di fare un viaggio immenso, di essere davvero in Giappone. Perché ti ci porta qualcosa o qualcuno che ti ci fa viaggiare in un momento.

La Passeggiata del Giappone all'Eur. (http://www.flickr.com/photos/agennari/6607706159/)

La Passeggiata del Giappone all’Eur. (http://www.flickr.com/photos/agennari/6607706159/)

Amarcord

Dopo due anni e mezzo, la voce tua ancora mi fa venire i brividi. E sempre me li farà venire.

Comunque, grazie.
Close to you.

La vita non è un click.

(Ammazza che frase a effetto).

Saranno quasi 20 anni che clicco, se comincio a contare dal mio primo vero PC, un Pentium 100 che ricevetti alla veneranda età di 10 anni.
Sennò anche da prima.

E nonostante tutta questa esperienza, negli anni maturata cercando di dominare il calcolatore nei più svariati modi, stanotte mi sono fatto fregare dalla nuova tecnologia:

IL

FOTTUTO

SMARTPHONE.

Questi grandi, sbrilluccicanti, multi-interattivi schermi che ormai sostituiscono gli interruttori di corrente elettrica comunemente detti tasti, mi hanno tirato uno scherzetto.
In realtà, uno schermo in particolare, quello del mio smartphone.

E così, le mie dita tozze vanno a sfiorare il tasto disegnato sullo schermo che sarebbe stato meglio non sfiorare.

Attimi di panico:

come sia potuto succedere; mo’ che faccio; manderà degli squadristi a pestarmi a morte; sono un coglione.

Poi la ragione riprende il sopravvento, e nonostante il battito cardiaco a 120, riesco ad articolare il seguente pensiero:

eccheccazzo, ci sarà un tasto “Annulla” da qualche parte!

E per fortuna era così. Lo trovo. Lo sfioroclicco. E tutto sembra essere tornato come prima, come se niente fosse accaduto.

Speriamo. Perché se così non fosse e quel numerino sopra le capocce di due persone rese in silhouette su sfondo blu aumentasse di 1, potrebbero essere cazzi.

4…

… al condizionale.

Grazie a tutti

Di essere stati presenti al concerto dei Capacità Massima di giovedì scorso.

Mi ha fatto veramente un piacere immenso vedervi tutti lì al nostro seguito, sopportando anche le nostre stecche!

Al più presto, appena riceverò delle foto della serata, le linkerò anche qui.

Ancora grazie di tutto!

Batizado Grupo Bantos – C. Mestre Joao Baiano – 07/06/2008

Oggi secondo batizado per me col “Grupo Bantos”, del contra-mestre Joao Baiano.

Contra Mestre Joao Baiano

Ora sono corda giallo-verde 😀

Corda giallo-verde

Grazie a tutti quelli che hanno partecipato!

Home page del Grupo Bantos -> http://www.bantos.com/

l’unica volta che ho voglia di guardare la pubblicità :P

… lo ammetto, sono di parte, ma come fai a non essere contento quando una tua amica realizza una pubblicità trasmessa a livello nazionale?

Eh si, sto parlando del passerotto che svolazza con la bandiera italiana, quel passerotto non è reale ma è stato realizzato dalla giovane artista 3D Federica Sismondo!!!

Grandissima Fede, aspetto altri risultati come questo!

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