Mi ha sempre incuriosito, fin da bambino, la voce dell’annunciatrice della Metro di Roma (sia linea A che B).
Quella strana frase che di stazione in stazione ripeteva, e che suonava come in questo esempio:
Ponte Mammolo, neks sto’ Santa Maria der Soccorso.
E, quando necessario, l’aggiunta:
Raitt sai dekksit.
Perché parlo di sta cazzata?
Perché ho notato che, seppure ci stiano mettendo due anni e passa a cambiare quattro scale mobili e montare due pannelli alle pareti di Termini, in proporzione ci hanno messo infinitamente più tempo a correggere ‘sta pronuncia inglese del cazzo.
Ovvero, da quando sono ragazzino io fino a non più di due mesi fa.
Per carità, massimo rispetto per la ragazza che aveva pazientemente doppiato le 8 parole del messaggio (next stop – left side exit – right side exit / che poi in realtà sono solo 6 diverse), ma un rinnovamento era necessario.
Il problema è che si è caduti nell’errore opposto – spero – per eccesso di zelo.
Ovvero, adesso la dolce signorina che informa turisti e simili sulla loro posizione nel sottosuolo della città eterna, dice una cosa tipo:
Awwwraivn’ at Ponte Mammolo, left said ekseeet; next staa’, Santa Maria der Soccorso.
Perché “DER Soccorso” è intraducibile. Almeno quello.
Fare gli auguri di buon anno a tutti gli altri, sarebbe scontato.
E allora gli auguri li faccio a me stesso.
Mi auguro di riuscire a liberarmi di tutta una serie di cliché, di abitudini, di far smettere di girare le ruote da criceto che corro da un po’ troppo tempo e ormai cigolano. (E non perché non ci abbia messo l’olio.)
Mi auguro di imparare a conoscere le persone, vecchie e nuove ma soprattutto nuove, approcciandomi umanamente in modo diverso, riuscendo a riscoprire così anche me stesso.
Mi auguro infine di smetterla di fossilizzarmi sul passato, quel che è stato è stato, in qualunque campo, mi ha fatto crescere ridendo oppure piangendo, ma non mi faranno crescere sempre le stesse cose.
C’è bisogno di nuovi stimoli.
Buon 2012, Daniele.
Che sia un anno “nuovo”. Te lo auguro di tutto cuore.
Spero abbiate la voglia di perdere 5 minuti a leggerlo.
Non mi soffermerò su Berlusca si / Berlusca no, vorrei solo rendervi partecipi di come lo stato, nei suoi rappresentanti, tratta il popolo.
Arrivo con 3 amici e bandiera tricolore verso le 22 al Quirinale, e per la verità la piazza è già mezza vuota, e c’è Gabriele Paolini che fa da mattatore tra foto e pipponi attaccati a chi lo ascolta.
Ma il clima è festoso, si ride, si scherza, si fa qualche coro, la situazione è molto rilassata.
Dopo 30-40 minuti decidiamo di raggiungere Palazzo Grazioli, ed infatti il grosso della folla si è concentrato lì.
Stessa situazione, solo un po’ più accalcati, ma si va avanti tra cori, qualche intervista, foto, sbandierate. Tutti sono tranquilli e felici, e non c’è nessun cenno di tensione. La strada, come la logica impone, è chiusa al traffico… e a piazza Venezia non ci sono particolari ingorghi; segno che il traffico riesce più o meno agilmente a svicolare per altre vie.
Ma verso le 23:30, il colpo di genio degli addetti alla sicurezza della nostra città: via del Plebiscito riapre al traffico incurante del fatto che (a occhio), ci saranno circa 2000 persone che stanno dimostrando davanti Palazzo Grazioli, pacificamente ma soprattutto ALLEGRAMENTE.
La riapertura è corredata da un ovvio cordone di Carabinieri che comincia a pressare la gente, cercando di farla indietreggiare. Ci sediamo a terra, tutti con le mani alzate e senza atteggiamenti violenti. Dopo solo qualche minuti però, dico la verità non ho visto com’è cominciata la cosa, ma quello che ho visto è che 1-2 Carabinieri hanno cominciato a dare delle manganellate alle persone in prima fila; ovvio che la gente si è alzata e ha cercato di farli smettere… per fortuna tutto sembra essersi poi risolto per il meglio, con la gente ai lati della strada e autobus, taxi, motorini che passano tra le due “rive”.
Dopodiché, in un momento di minor traffico, i dimostranti si sono riversati per la carreggiata: dopo qualche minuto e qualche scambio di battute con i poliziotti dietro le transenne, siamo usciti dal corteo per tornare verso l’auto e quindi casa.
A piazza Venezia, però, anche se sapevo già la risposta, ho voluto chiedere ad una squadra di 6-7 vigili urbani il perché della riapertura al traffico. Se avessero mantenuto la chiusura realisticamente non più di altre due ore, la gente sarebbe defluita spontaneamente.
La risposta è stata ovvia: “ordini del questore”, a cui ho ribattuto dicendogli che me lo aspettavo, e chiedendogli come il questore di una città come Roma possa davvero usare così poco la logica, mandando autobus, taxi, moto, auto private in mezzo a una folla, a questo punto agitata anche dalle colluttazioni con i Carabinieri, con tutti i pericoli che ne conseguono. E’ disarmante come si possa dare un ordine del genere in quella situazione, ma tant’è.
Quello che rimane, ogni volta, è l’amarezza per come è andata, per come le nostre istituzioni sappiano sempre “buttarla in caciara”, o se vogliamo dirla diplomaticamente “come possano essere così poco lungimiranti”.
Piango perché ancora non capisco come siano potute finire da un momento all’altro. Come possano essere cessate così.
Pagherei ancora adesso con la vita pur di poterti dimostrare quanto valevamo.
Have you ever told me some more
Of the words i ever want to hear
And it wears me out every fall
Every month it breaks you sleep with someone else
Could you guess what i’m thinkin’ about
But you just care to have someone around
To hold in case that it feels
It feels so bad to have that hollow inside
I never saw you naked
Should you guess i feel frustrated
More and more
It feels like it must be the end of it all
Hurt me some more
Let it all out
Tear me apart
And please never
Don’t ever care of me
’cause it could get better for us
For us
Then heal my pain
Kill me again
Bleeding like rain
And please never
Don’t ever care of me
Could it ever get worse than this
For us
What i gave you was never enough
“oh dear i’m sure you’ll understand there was a
Setback, but
Wait a few weeks it would be good as it can ever be”
Just put an end, you’ll cut my hands, please wear my
Red-stained gift
Get away get away from me,
Cause all your promises are bunch of words and
This bunch of roses was a trail of dead you accepted
For
Some paper, bullets, ink and canned hate
I never saw you naked
Should you guess i feel frustrated
More and more
It feels like it must be the end of it all
Hurt me some more
Let it all out
Tear me apart
And please never
Don’t ever care of me
’cause it could get better for us
For us
Then heal my pain
Kill me again
Bleeding like rain
And please never
Don’t ever care of me
Could it ever get worse than this
For us
When you say
That nothing compares to this
Well i get
Nothing at all
(as i lie stuck in my bed)
When i say
I’m losing my
(you made me reach the edge of)
Sanity
(sanity)
It means you’re over
You never really wanted to
I never figured out what
More and more
Was growing insane
Hesitate
Start again
Hurt me some more
Let it all out
Tear me apart
And please never
Don’t ever care of me
’cause it could get better for us
For us
Then heal my pain
Kill me again
Bleeding like rain
And please never
Don’t ever care of me
Could it ever get worse than this
For us
Io sto ancora aspettando il sole… se solo te ne rendessi conto che ancora non lo vedo, e avessi un po’ più di coraggio e di lealtà… verresti ad aprirmi gli occhi.
Ti rivedo,
quando meno me l’aspetto,
e la botta è talmente forte da togliermi il fiato.
Come fosse un bastonata in piena pancia,
come un colpo di pistola che su cui ora soffi per raffreddarla,
ma la tua perfezione è così tanta che non riesco a scapparne.