chamito's blog

Pensieri, parole, opere e omissioni

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Da capolinea a capolinea

A cavallo tra gli anni ’90 e il 2000, quando ero abbastanza grande da poter andare in giro da solo con gli amici, ma non abbastanza da potermi mettere al volante di una macchina, il passatempo più gettonato era farsi il giro del quartiere con gli amici cazzeggiando, ed incontrando di tanto in tanto altri conoscenti.

Ambiente sicuro, ma dopo un po’ diventava monotono. L’unico modo per spingersi un po’ più in là, senza dover macinare chilometri a piedi e tornare a cena poi per chissà che ora (con tanto di cazziata sul ritardo), era quindi quello di salire sull’autobus e farsi portare nel circondario.

Non eravamo ancora così masochisti da tentare addirittura cambi di metro, tram e simili. Avevamo la linea 311, che però non ci portava chissà quanto lontano; ai tempi faceva Rebibbia – piazza Sempione, roba trita e ritrita.

La vera frontiera era il 342. Una delle linee con frequenza più bassa di tutta Roma credo, ma col grande pregio di fare capolinea proprio nel nostro quartiere.
E col pregio ancora maggiore di spingersi quel paio di chilometri più in giù di dove arrivavamo di solito, ovvero al quartiere Africano, praticamente centro città rispetto al punto di partenza.
Negozi fighetti, cinema, lo storico DNA skate shop (ormai chiuso, col grande Stefano trasferitosi a Londra), McDonald a piazza Annibaliano… il posto perfetto per fare vasche su vasche.

“Fare le vasche” a Roma significa fare avanti e indietro per un viale, un corso, per stare in mezzo alla gente.

In pratica eravamo tutti quelli che prendono il notturno di Rancore.
Ma a volte siamo stati anche Mario, che guida ma di fretta e alla fermata non frena. E come Mario più volte abbiamo fatto capolinea-capolinea-capolinea.
Perché è tanto interessante scendere alla fermata e vedere che gente incontri per strada, in un altro quartiere, in un’altra atmosfera, quanto è interessante rimanere su quell’autobus, seduto in fondo, ed osservare tutti quelli che ci salgono. Studiare, cogliere i particolari, scorgere le sensazioni nell’espressione dell’altro; perché non è necessario sapere i cazzi degli altri, per intuire qual è il loro stato d’animo.

Nella vita sarai in tutti i ruoli di questa canzone: sarai Massimo che sta fermo nell’autobus e studia tutti quelli che salgono, rimangono e poi scendono; sarai Andrea che aspetta quell’autobus da un’ora e mezza, sarai Mario che quella vettura la guida.
E sarai anche Franco a volte, dormirai ubriaco fradicio sul parabrezza di una macchina parcheggiata, e l’autobus lo prenderai col cazzo.

L’importante è avere chiaro il proprio ruolo in ogni momento di questa vicenda.

Che poi ironia della sorte, salendo e scendendo da sto autobus, m’è anche capitato di suonare ad una serata in cui suonava anche Rancore. Alla vecchia Maggiolina, ora credo si chiami “Zoobar”.

I mattoncini

L’infanzia di chi come è nato maschio a metà degli anni ’80, ma anche prima, è stata indissolubilmente legata ai Lego. I “mattoncini” (che poi nel 90% dei casi mattoncini veri e propri non sono, ma anzi hanno le forme più disparate) di plastica che portavano ogni bambino che avesse la fortuna di possederne almeno qualche decina di pezzi a volare con la fantasia, tentare incastri ed equilibri assolutamente improbabili, a creare forme e funzioni del tutto nuove, o se eri leggermente più piccolo, semplicemente portavano te verso l’ostruzione delle vie aeree e i tuoi verso l’infarto.

Per quanto mi riguarda, ero abbastanza malato per i Lego (e in realtà lo sarei tuttora). Ma non mi interessava avere i soggetti finiti e precisi a quelli del catalogo. Forse un paio li ho costruiti e tenuti così. Tutto il resto erano pezzi misti, scompagnati; qualche volta mi portavano anche qualche scatola di scarpe piena dei pezzi più disparati.
Quindi la cosa che mi piaceva di più era tirare fuori qualcosa di concreto da quel miscuglio. Poi quasi sempre rismontare tutto e il giorno dopo tirarci fuori qualcos’altro.

Sicuramente quell’estro un po’ l’ho perso.

I Lego sono una grande metafora.
Sono le esperienze che sommi e metti insieme per non fare il prossimo sbaglio; sono le emozioni che si legano e ti fanno uscire la voce o te la spezzano; sono le persone con cui leghi, e sono al tempo stesso gli aneddoti che ti legano a quelle persone. Le tante cose diverse che fai e che incontri ogni giorno, la delusione di non trovare quel pezzo che ti permette di finire la base della tua costruzione, o la gioia di trovare la manopola con i contatti che comanda il motore elettrico del tuo gioco.
O la faccia tosta di rubare, all’asilo, quello slope rosso da 3 che non avresti mai più incontrato durante la tua vita. E che ti ha permesso di portare a compimento qualcosa di speciale.

La morale è che se il pezzo che ti manca ancora non ce l’hai, se tu che te lo devi procurare, non si materializzerà qui per caso. E i mattoncini devi usarli e costruirci qualcosa, altrimenti te li dimentichi sul pavimento, e quando ci cammini sopra scalzo sono bestemmie.

A te, e a me.

E’ innegabile che le cose, nella vita, accadano ciclicamente. Come per me scrivere su questo blog, passa magari un anno ma poi ritorno a scriverci prima o dopo.

Sarà anche la spinta di un cambiamento in arrivo, ma sono in uno di quei periodi in cui mi metto a riconsiderare un po’ tutto, anche ciò che ritengo più saldo e necessario nella mia vita.

Però c’è una novità: non affronto questa messa in discussione come in passato, con ansia o paura. Con mio grande stupore la sto affrontando serenamente, rendendomi conto che non tutto dura per sempre, e che non è detto che finisca; come in questo caso semplicemente una situazione evolve.
Anzi, proprio in questi giorni in cui sto per cambiare le mie abitudini, apprezzo di più i cambiamenti nelle situazioni che vivo e partecipo attivamente al cambiamento.

L’altra cosa che ho realizzato, è che è inutile incaponirsi. Va bene sperare che una situazione torni su certi binari, certi ritmi, che si ripresentino determinate dinamiche. Ma come quando vieni lasciato… un mese, due mesi puoi stare lì convinto che tornerà da te, ma poi devi fartene una ragione e guardare altrove.
Non tornerà da te, sta a scopà co un altro, e se non cambi strada rimani da solo.
E’ difficile, non solo Dio ma tutti sappiamo quanto è difficile, ma è così che funziona.

Hai avuto i momenti belli; hai avuto i momenti al top. Hai avuto i momenti morti, ed anche i momenti di scontro. Hai avuto i silenzi; hai avuto le discussioni. E poi a un certo punto hai avuto l’indifferenza. Ed è lì, nella situazione apparentemente più neutrale, che senti bruciare la pelle per schiaffi che non ti eri neanche accorto di aver ricevuto.
Non ti resta che accarezzarti la guancia in cerca di un po’ di sollievo, guardare la direzione da dove gli schiaffi sono arrivati; renderti conto che devi uscire dal torpore per il quale non hai sentito i ceffoni arrivare.

E a quel punto devi cambiare direzione, risvegliando tutti i tuoi sensi e quei ragionamenti che ormai si erano atrofizzati. E devi andare, che è la cosa più importante.
Se non ti muovi la vista non cambia, il meglio non lo scorgi.

Io spero che questo cambio di direzione mi porti a vedere e conoscere cose nuove, con la consapevolezza che ho acquisito fino ad ora, ma con la mente vergine come se avessi ancora tutto da imparare. Solo allora mi sentirò veramente realizzato come in questo momento in cui ho riconosciuto una maturazione e ne ho preso atto.

Che tu possa avere, sempre, il vento in poppa, e che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle.

A te, e a me.

Generazione di fenomeni

Oggi vengo a conoscenza di questa bella notizia:

http://www.ilpost.it/2014/03/15/novita-contratti-tempo-determinato-apprendistato-jobs-act/

e mi colpisce in particolare questo passaggio:

Il decreto legge dovrebbe anche cambiare alcune norme su un altro tipo di contratto di lavoro, l’apprendistato. Lo scopo dei cambiamenti è rendere più semplice assumere apprendisti diminuendo gli obblighi e gli adempimenti che deve effettuare il datore di lavoro. Ad esempio, il decreto elimina l’obbligo di inserire in forma scritta all’interno del contratto anche il “piano formativo” dell’apprendista. Il cambiamento più importante, però, è l’eliminazione dell’obbligo di assumere i precedenti apprendisti prima di poterne assumere di nuovi.

Non essere obbligati ad inserire il piano formativo in un contratto che ha scopo formativo, è semplicemente una contraddizione.
In Italia è decreto legge.

Non essere obbligati ad assumere gli apprendisti (neanche una percentuale minima) alla fine della formazione, favorendo quindi lo svilupparsi di eterne squadre di apprendisti, vuol dire dare modo di non assicurare stabilità ai lavoratori, e dare modo ai datori di lavoro di avere sempre personale (di lavoro c’è sempre bisogno) da pagare poco e senza troppo impegno. Il che è vergognoso.
In Italia è decreto legge.

Ah giusto così, come ciliegina sulla torta: si potranno fare contratti tipo quelli a progetto… senza dover specificare il progetto. Incoerente.
In Italia è decreto legge.

L’unica considerazione possibile per un giovane come me, è quella di abbandonare la nave prima che affondi, e assicurarsi un futuro.
A Berlino.
A Londra.
In Irlanda,  o in Svizzera.
Prosperare dove questo viene reso possibile, perfino a stranieri, a immigrati quali siamo se andiamo a lavorare al di fuori della Comunità Europea.
In questo paese siamo troppo impegnati a far crollare Pompei, a chiudere le aziende, ad avvelenarci di smog e rifiuti tossici.

Se c’era ancora qualche vaga speranza che potessi notare qualcosa di buono nel governo del giovanotto Renzi, uno che della situazione mia e di milioni di giovani cerca di dare l’idea di esserne a conoscenza, con questa bella mossa se l’è giocata irreversibilmente.

Mi prendevano per il culo quando dicevo che Renzi è un maledetto democristiano della peggior specie.
E facevano bene. Perché è peggio, peggio di Berlusconi, Craxi e De Lorenzo messi insieme.

La passeggiata del Giappone

I viaggi.

Io i viaggi li sottovaluto sempre troppo.
Ho passato per tipo 15 anni le vacanze sempre nello stesso posto, sempre con le stesse persone: che in alcuni casi sono state preziose e lo sono tuttora.
Neanche mi lamento del posto, la Sardegna è un cazzo di paradiso.

A posteriori però penso anche che sarebbe stato ottimo avere 20 anni per almeno una decina d’anni, in modo da poter essere abbastanza grande da poter viaggiare da solo e abbastanza fresco da poter assimilare tante idee e tante sensazioni in giro per il mondo. E tante persone.

Purtroppo in Italia siamo un po’ rincoglioniti e ci svegliamo sempre tardi. Ma nello svegliarti, soprattutto se non sei proprio ragazzino, ti puoi accorgere di cose che sicuramente a 20 anni non avresti colto.
Ad esempio ti accorgi che puoi viaggiare spostandoti anche solo di pochi metri, intorno a un parco. Intorno al parco del laghetto dell’Eur precisamente.
E anche se a trent’anni è la prima volta che ci vai ti sembra di fare un viaggio immenso, di essere davvero in Giappone. Perché ti ci porta qualcosa o qualcuno che ti ci fa viaggiare in un momento.

La Passeggiata del Giappone all'Eur. (http://www.flickr.com/photos/agennari/6607706159/)

La Passeggiata del Giappone all’Eur. (http://www.flickr.com/photos/agennari/6607706159/)

[Tomaski] The day after lammerda

http://www.tomaski.it/2013/02/26/the-day-after-lammerda/

Qua ve sete tutti rincojoniti

Ma mica c’è bisogno di scomodare la fede di cui parla Formigoni.

Io dico, basta pensare alla decenza delle proprie azioni. Non posso tollerare che Formigoni, un Berlusconi in piccolo – a livello locale, faccia finta di niente e con la sua faccia di bronzo voglia convincere vecchi e rincoglioniti (parlamose chiaro, chi altri può convincere?) si erga a interlocutore del Papa, quello che per i cristiani cattolici dovrebbe essere la massima figura rispettabile.
[Seguirà disquisizione sull’autorevolezza e credibilità di quest’ultima figura.]

Come dice Valentina, non si può essere cristiani “tranne che…”.
Non si può sbandierare ai quattro venti una fede in Dio palesemente fake, fatto dimostrato dalla vita politica del nostro amico Bob.
Proprio ad oggi il conto degli indagati in consiglio regionale della Lombardia arriva a toccare la cifra 40: sarebbe questo l’impegno in politica che hanno i cattolici? Cercare di organizzare una enorme associazione a delinquere? E badate bene che non sto facendo di tutta l’erba un fascio: nel momento in cui non vedo nessuno dei fantomatici “politici cattolici” mettere in discussione fortemente la legittimità della presenza di Formigoni ancora a capo di una istituzione così importante come una Regione d’Italia, questi stanno facendo il suo stesso gioco e vuol dire che gli va bene.
No. Non va.

Tra l’altro, viste le uscite degli ultimi giorni del Santo Padre, Formigoni dovrebbe pure fasse du’ domande se è il caso di voler comparire così intimo con Benedetto XVI.

[Disquisizione sull’autorevolezza e credibilità della figura del Papa.]
Dai, Benedetto, in due giorni hai dato la tua benedizione a una premier che ha introdotto la pena di morte per gli omosessuali nel suo paese, e detto che il voler rendere le unioni omosessuali uguali in termini di diritti alle unioni eterosessuali è un attentato alla pace.
Mi dispiace, ma come si dice a Roma (e lo dovresti sapere visto che il Vaticano è proprio… a Roma) stavolta te sei allargato un po’ troppo. Magari solo a parole, ma te sei allargato.

Ma a quale pace possono attentare due omosessuali che vogliono potersi amare come due eterosessuali possono fare nel corso della loro vita?
So che non stai parlando della pace al posto della guerra, ma piuttosto della pace che secondo te potrebbe venire negata ai nuclei familiari “giusti” secondo la concezione cattolica (e retrograda) del Vaticano.
Fidati, ne conosco di omosessuali, e nessuno mi è mai venuto a fare il lavaggio del cervello per convinermi che omo è meglio di etero. Come io non ho nessuna intenzione di fare viceversa.

Le persone si lasciano influenzare quando sono deboli dentro.
E quando sono deboli, nessuno dovrebbe cercare di convincerle a forza di qualcosa. Né che omosessuale è sbagliato, né che eterosessuale è sbagliato.
Quando una persona è debole, va semplicemente sorretta e bisogna cercare di ridargli quella serenità che quindi gli potrà permettere di decidere in autonomia cosa considerare giusto o sbagliato.

Ma mi duole ammettere che il Vaticano tutto sta facendo meno che dare forza alle persone, sempre più spesso mi sembra che vengano lanciati proclami atti ad impressionare i più deboli (sempre di personalità, parlo).

Non va bene. Non va bene pe niente.

[Tomaski] Maleodori

http://www.tomaski.it/2012/12/04/maleodori/

La terza fila

Mattina, sto per andare a lavoro.

Scendo in piazzetta sotto casa per prendere la macchina; arriva una signora piuttosto anziana, snobba la seconda fila e si piazza placidamente in terza fila. E praticamente chiudeva quasi del tutto il passaggio.

Io: “Signora scusi, ma se si parcheggia così non passa più nessuno!”
Anziana signora: “Eh beh ma stanno tutti messi così”
Io: “Ho capito, ma si metta in seconda fila semmai, che se mette in terza fila e se ne va?” [n.d.r. Il passaggio sarà largo si e no 4 metri, tra l’altro io stavo anche uscendo da un posto “normale”]
AS: “Eehwherghwaaà” e rimonta in macchina.

Non contenta, mentre passo per imboccare la strada, mi sento anche:
AS: “Bravo bravo, vattene và”

Non è che ora io voglia tirare fuori chissà quale morale o dare lezioni di etica, ma se i presupposti – ovvero le vecchie generazioni – sono questi, come speriamo che le ultime generazioni siano meglio?

[Tomaski] But I feel good

http://www.tomaski.it/2012/10/31/but-i-feel-good/

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